Disney con il suo Disney+, ma anche Warner e Universal, tutti pronti all’attacco di Netflix.

Così come accade per esempio in terra nostrana con Infinity e Now TV, anche i giganti che producono film hanno ben chiaro che lo streaming si combatte con i contenuti e le offerte, non con attraverso una battaglia fatta di denunce e blocchi, già persa in partenza.

Lo streaming illegale esiste, l’IPTV prolifera, il download di film anche, e sarebbe anche stupido negarlo.

Le aziende che producono contenuti lo sanno benissimo e sanno anche che l’unico modo di combattere il fenomeno non è alzando le barricate ma mettendo in piedi offerte che gli utenti non possano rifiutare. Sia per quanto riguardano i contenuti che il prezzo.

Come già successo con gli MP3…

Un po di storia: Se vi ricordate, la battaglia legale in cui fu coinvolto Napster, perché accusato di essere fonte di scambio di file musicali, si risolse con la chiusura del servizio (ed una successiva rinascita legalizzata ma pressoché inutile). Un fatto che non portó alcun beneficio per le case discografiche in quanto gli utenti furono subito pronti a trovare alternative valide per scambiarsi i file musicali.

La vera risposta a quanto insegnato allora è non fu trovare subito ma introdotto successivamente per cui in un mondo in cui oggi internet permette di scambiare file in maniera molto più semplice e veloce i servizi come Spotify, Amazon Music o Apple Music possono comunque trovare posto creando un bacino di utenti disposto a pagare un abbinamento per ricevere i contenuti musicali.

Oggi la stessa cosa sta capitando in ambito streaming video dove gli utenti possono sempre più facilmente vedersi film e serie TV, attraverso diversi servizi attivi che permettono sia gratuitamente, che con pochi euro, ricevere comodamente sul proprio device contenuti protetti da diritto d’autore.

Una situazione de facto che alcuni editori e produttori tentano di combattere attraverso battaglie tecniche e legali che portino alla chiusura delle fonti di propagazione dei contenuti video. Una battaglia già persa in partenza se paragonato a quanto già successo per gli Mp3.

Lo streaming illegale (e Netflix) nel mirino

È dunque questo il momento da parte degli editori di premere l’acceleratore nel creare piattaforme che possano essere fonte di contenuti di qualitàe che possano non solo andare ad erodere l’egemonia di Netflix (senza dimenticare Amazon Prime Video), ma anche di offrire alternative legali a tutti gli utenti interessanti ad avere streaming video di qualità e con semplicità di accesso.

Se lo streaming illegale c’è e ci sarà sempre, è anche vero che in quella prateria di contenuti i produttori possono oggi costruire i propri giardini più floridi e con i frutti piu di qualità, rispetto ai tanti campi incolti.

Un momento per staccarsi anche da chi offre servizi del genere aggregando i contenuti di diverse fonti ed andando a creare propri frutti.

Oasi felici, alimentate anche dal giusto marketing, dove gli utenti possano essere contenti di entrare e goderne dei contenuti ben selezionati.