Cloudflare: per la prima volta i bot superano gli umani nel traffico web

Per la prima volta nella storia di Internet, il traffico generato da sistemi automatizzati ha superato quello prodotto dagli esseri umani. Secondo i dati resi pubblici da Cloudflare, una delle principali infrastrutture di sicurezza e prestazioni per il web, i bot rappresentano ormai il 57,4% delle richieste HTTP indirizzate ai siti protetti dalla piattaforma, contro il 42,6% attribuibile a utenti in carne e ossa.
Questo traguardo è stato raggiunto con un anticipo significativo rispetto alle previsioni: il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, aveva stimato che il sorpasso sarebbe avvenuto solo alla fine del 2027, mentre i dati mostrano che la soglia del 50% è stata oltrepassata già a metà 2026.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella crescita del traffico automatizzato
La componente in più rapida espansione è quella legata agli agenti di intelligenza artificiale. Nell’arco di un anno, le richieste quotidiane provenienti da AI agent sulla rete di Cloudflare sono cresciute di oltre il 1.700%, un ritmo che sta ridisegnando la geografia del traffico online.
A guidare questa ondata sono soprattutto i crawler utilizzati per l’addestramento dei modelli di machine learning. Nella primavera del 2025, il 22% delle attività di crawling era finalizzato al training di sistemi di AI; entro giugno 2026 quella percentuale è salita al 52%, indicando che più della metà del traffico automatizzato è ora motivata dalla necessità di raccogliere dati per alimentare algoritmi sempre più complessi.
Altri rapporti indipendenti confermano la tendenza: secondo HUMAN Security, il traffico legato ad agenti AI è aumentato di circa il 7.851% su base annua, espandendosi a un ritmo otto volte superiore rispetto a quello umano.
Le implicazioni per editori, aziende e proprietari di siti
Il cambiamento non è solo tecnico, ma economico. Con la maggior parte delle richieste che non proviene più da persone reali, il modello tradizionale di monetizzazione basato sulla pubblicità e sulle visualizzazioni umane entra in crisi. Un bot che scansiona migliaia di pagine al secondo non genera ricavi comparabili a quelli di un utente che legge, clicca e acquista.
Matthew Prince ha sottolineato la necessità di un nuovo patto per il web: «Ora che la maggior parte del traffico su Internet non è umana, dobbiamo andare oltre e agire più rapidamente affinché emerga un ecosistema sostenibile». Cloudflare sta già offrendo agli amministratori di sito strumenti per identificare chi sta visitando le proprie pagine, decidere chi può accedere e, in prospettiva, far pagare l’accesso ai crawler più aggressivi.
Per editori e aziende che pubblicano contenuti online, questo scenario apre la strada a modelli di licensing dei dati e a forme di «pay to crawl», in cui le grandi piattaforme di intelligenza artificiale dovranno negoziare e remunerare l’uso dei contenuti per l’addestramento dei propri modelli.
Uno spostamento strutturale, non una moda passeggera
Quello osservato da Cloudflare non è un picco temporaneo, ma un mutamento strutturale di lungo periodo. Il volume totale di richieste HTTP gestite dalla rete è quasi raddoppiato in pochi anni, passando da una media di 63 milioni al secondo alla fine del 2024 a quasi 115 milioni oggi, con picchi superiori a 150 milioni.
In questo contesto, la quota di traffico umano è destinata a diventare sempre più minoritaria, mentre le attività automatizzate continueranno a crescere per supportare motori di ricerca, assistenti virtuali, sistemi di monitoraggio e, soprattutto, l’addestramento continuo di modelli di intelligenza artificiale.
Il futuro del web tra automazione e nuovi modelli di valore
Il sorpasso dei bot sugli umani segna l’inizio di una nuova era per Internet, in cui la maggior parte delle interazioni con i siti non è più guidata da persone, ma da algoritmi. Per chi produce contenuti, la sfida sarà ridefinire il valore economico dei propri dati e trovare forme di compensazione per un traffico che, pur essendo massiccio, non genera ricavi tradizionali.
Il web del futuro sarà sempre più un ecosistema ibrido, dove la capacità di distinguere tra visitatori umani e automatismi, e di regolamentare l’accesso ai contenuti, diventerà un fattore cruciale per la sostenibilità dell’editoria digitale e dell’economia online nel suo complesso.