Al di fuori di tutto quello che si può ragionare attorno ad Amazon Prime quello che si può intravedere da questa festa degli sconti non è soltanto l’obiettivo di vendere di più, magari svuotando i magazzini delle merci non di ultimissima generazione, ma è anche quello, e forse principale, di fare più abbonamenti.

E dunque fare abbonamenti lo scopo principale di Amazon Prime?

Se operazioni di svendita e saldo sono all’ordine del giorno dei negozi offline e online di tutto il mondo da sempre, l’Amazon Prime è un qualcosa di più che si avvicina alla fedeltà del marchio.

Il dubbio che sia una stuzzichevole e ben congegnata operazione di marketing lo conferma proprio il fatto che per poter usufruire dello sconto è necessario essere iscritti a Prime.

Creare un gruppo esclusivo con accesso in qualche modo non aperto a tutti è la chiave del successo di Amazon Prime Day. L’iscrizione non gratuita, come per esempio per le carte fedeltà più classiche, e l’accesso solo se in possesso ad abbonamento alla piattaforma è quindi con un legame diretto ed attivo tra chi vende e chi acquista.

Gli utenti sono comunità e creano un Social Network dello shopping (social commerce)

Quindi se gli utenti iscritti creano una comunità è giusto pensare che questa comunione di intenti degli utenti sia uno zoccolo duro che se si espande crea proprio una community stabile: un social network

E come tutte le piattaforme social sono gli utenti attivi e iscritti che socializzano, si scambiano idee, danno consigli e mettono in evidenza le offerte. Insomma danno il vero valore valore alla piattaforma: soprattutto se questi ultimi pagano per essere associati.

Tutto quanto detto porta a pensare che il valore di Amazon ed il valore di Amazon Prime Day (nello specifico) non sta quindi solo alle quantità di offerte ed alle vendite che vengono generate da queste ultime ma è soprattutto quello legato alla numerosità di utenti attivi che interagiscono in quella giornata.

Se a questi sommiamo anche tutti quei nuovi utenti che si uniscono alla comunità è facile pensare non ad un ecommerce (o piattaforma logistica come dicono in molti) ma ad un social commerce sempre più ampio.