In un recente evento che ho per tutto partecipare di recente, si è parlato di come il 67% dei bambini oggi iscritti alle elementari farà un lavoro nel futuro che in questo momento non esiste, neppure.

Pensando a quello che la tecnologia ci propone ogni giorno e su come questa può cambiare la nostra vita in qualsiasi momento è giusto soffermarci un attimo su pensare come certi strumenti già disponibili in questo momento possona essere un veicolo lavorativo per domani

Guadagnare dalle Playlist?

Un’idea pazza ma alquanto originale, che però può diventare un vero strumento di business, è quello legato ai servizi musicali di streaming dove sappiamo benissimo essere presenti contenuti che derivano da un mix magico tra proposte degli artisti e playlist create dagli utenti (oltre che dalle piattaforme).

La domanda che nasce spontanea è quella se sia possibile oggi o domani poter acquistare, avere e magari vedere i profili che possano essere fonte di guadagno nella vendita di playlist.

Andando nel passato possiamo paragonare la creazione di playlist ha qualcosa di molto simile a quello che faceva il dj nella nostra discoteca preferita, vendendo la propria cassettina o CD masterizzato. Un contenitore fisico al cui interno erano presenti le ultime hit musicali, e dove noi consumatori trovavamo libero sfogo alle nostre velleità musicali.

Oggi tutto questo scenario si è trasferito nel mondo dello streaming attraverso playlist che vengono organizzate non solo da chi offre il servizio ma anche dagli utenti stessi che lo frequentano.

E’ evidente come alcune playlist siano oggi molto presenti all’interno del bouquet di ascolto musicale degli utenti rispetto ad altre arrivando ad essere più utilizzate rispetto anche agli album degli artisti.

Perché quindi non pensare ad un modello di business basato su playlist che possono essere ascoltate a pagamento? o che possano essere vendute? O non per ultimo che possano ricevere direttamente dalle piattaforme musicali compensi economici?

Spotify, Amazon Music, Apple music, Tidal, e molti altri servizi sono oggi una fonte inesauribile di musica ma sono anche un database infinita di musica che non sempre può essere filtrata al meglio dai sistemi automatici, che come sappiamo, sono sempre attivi nel proporci la musica migliore attraverso parametri oggettivi sulla nostra storia musicale, sui gusti e sulla piattaforma.

Avere playlist umane realizzate con professionalità e competenza non solo può essere considerato un nuovo modello lavorativo ma anche una crescita integrale del sistema andando anche a migliorare l’esperienza d’uso e di conseguenza la popolarità del servizio che le ospita.

E voi siete pronti al prossimo lavoro?