Di solito funziona così, almeno per quanto mi riguarda: esce un nuovo social network e la prima cosa che faccio è un’iscrizione esplorativa; ovvero comincio a verificare all’interno del servizio tutte le qualità e le caratteristiche che lo contraddistinguono rispetto alla concorrenza. Poi però lascio la cosa un po’ dormiente..

Prima Fase: la sbornia

Successivamente rientro e se il social piace lo comincio ad utilizzare anche intensamente: Modifico il mio profilo con la quantità di contenuti più consono a quello che in quel momento credo possa essere il giusto per quella piattaforma e così vado avanti

Seconda Fase: il consolidamento

Dopo questa fase prima fase molto intensa e di sbornia, se possiamo chiamarla così, inizia la fase di consolidamento in cui il continuo utilizzo quotidiano diventa naturale e il seguire non solo gli utenti con cui già abbiamo instaurato un rapporto ma anche nuovi diventa del tutto naturale.

Questa fase che può durare in maniera variabile diventa però quella cruciale perché da questo punto in poi il social in questione diventa un qualcosa di familiare, più intimo e con cui la nostra capacità di utilizzo in senso più ludico si trasforma in un suo utilizzo più critico.

Terza Fase: l’invasione

È in questa fase che la maggior parte degli utenti che non conoscevano questo social network cominciano interessassi perché la sua esplosione di interesse si fa più intensa e quindi più delicata. È proprio questa la fase più delicata dove il numero di utenti crescere con tutti benefici ed anche i difetti. La crescita porta per forza a snaturare il social rispetto a ciò che era stato concepito dai suoi ideatori (succede sempre così) e tenere il timone ben saldo in mano è molto, molto difficile per chi lo gestisce.

È la fase di allontanamento di molti di quelli della prima ora, o almeno per quanto mi riguarda, in cui la voglia di trovare nuovi social è superiore a quella di dedicare altro tempo alla piattaforma di cui già si conosce praticamente ogni aspetto anche in realtà non è più quella di prima.

Se questo è il momento in cui questa piattaforma diventa particolarmente interessante sul lato lavorativo, quindi di consulenza, perché aperta al pubblico più vasto e pronto per essere usata commercialmente, ma è anche ciò che non è per chi ha una propria ideologia di utilizzo del web che si basa anche sulla ricerca di nuove piattaforme, nuove idee, nuovo campi digitali da esplorare

Quarta Fase: La fuga

Siamo quindi arrivati pienamente nella fase di fuga, in cui si è già trovato un nuovo social network su cui investire le proprie risorse di tempo per esplorarne le nuove funzionalità. Del vecchio amore rimane ben poco se non una necessità di farci capolino soltanto se sia ha la necessità di intraprendere iniziative lavorative.

Il nuovo social è più bello, la mente è più stuzzicata e dentro ci si muove ancora in piena libertà come ai vecchi tempi.

A questo punto sembrerebbe che tutto potrebbe essere perduto per il vecchio caro social, se non per una fatto che sta succedendo sempre di più: ovvero quello che mi piace definire come rimbalzo all’indietro sui social, cioè la volontà di ritornare all’interno dei social allorquando la maggior parte delle persone “arrivate in massa” nella seconda o terza ondata hanno anch’essi cominciato a disinteressarsi.

Se immaginiamo che la piattaforma di cui si è perso tutto l’amore subisce una trasformazione degli utenti data da una fuga generale probabilmente la piattaforma stessa ritorna essere quella per cui era stata pensata alle origini.

Quinta Fase: il rimbalzo all’indietro

È logico quindi pensare ad una frequenza di rimbalzo all’indietro sui social che possa permettere di ritornare ad utilizzare quel determinato social anche dopo molto tempo che lo si era abbandonato. Per tornare alle origini, vicini al vecchio amore, ma più maturi e consapevoli. Credo sia possibile!

Tornando a me, per fare un esempio pratico, ho passato molto tempo su Twitter ai suoi inizi, per poi abbandonandolo allorquando lo stesso ha cominciato ad essere usato dagli utenti in sostituzione a funzionalità pensate per piattaforme come Facebook.

Il mio rimbalzo all’interno di Twitter è scaturito nel momento in cui ci sono ritornato ad utilizzarlo perché semplicemente spinto dalla curiosità di capire la situazione contenuti dopo diverso tempo di mio abbandono. Scoprire al suo interno in cambio di utenti come conseguenza di un filtro naturale di utilizzatori, ed una convinta presenza di persone questo social non solo no lo hanno abbandonato, ma lo hanno rinforzato diventando lo zoccolo duro della piattaforma sia per quantità che qualità di contenuti.

Oggi Twitter per me è tra i social che preferisco ritrovando quell’antico amore che me lo fa utilizzare tutti i giorni, in maniera migliore, magari meno esplorativa e più consolidata.

Conclusione

Si può dire infine che se un social riesce a resiste a quel momento cruciale di invasione di utenti generici è un social che si è strutturato nel tempo ed è capace di non snaturare la propria identità.

È la parte più difficile da attuarsi ma è anche la via più importante da percorrere per non sopperire nel tempo nella banalità di essere uguale ad altri e rischiare di sparire nell’ oblio del nulla ma diventare un punto fermo per gli utenti: i suoi!