Nonostante Copilot, Microsoft ha “mancato” l’onda dell’AI?

Un ex vicepresidente di Microsoft, Mat Velloso, sostiene che l’azienda abbia mancato l’onda dell’intelligenza artificiale, nonostante miliardi investiti e l’integrazione di Copilot in Windows, Office e GitHub, perché gli utenti reali non stanno adottando queste funzionalità come previsto. Allo stesso tempo, riconosce che Microsoft resta un colosso con un vantaggio competitivo estremamente difficile da scalfire, ma che ha bisogno di una sorta di “factory reset” interno per non ripetere gli errori già commessi con internet e mobile.
Il profilo di Mat Velloso e il peso delle sue critiche
L’articolo ruota intorno a Mat Velloso, ex dirigente Microsoft con oltre 12 anni di esperienza in azienda, dove ha guidato l’innovazione AI in Windows ed è stato per quattro anni consigliere tecnico di Satya Nadella. Dopo Microsoft, Velloso ha ricoperto ruoli di vertice nell’intelligenza artificiale in Google DeepMind e in Meta, osservando quindi la corsa all’AI dall’interno di tre dei principali giganti tecnologici globali.
Proprio questo sguardo privilegiato dà peso alla sua affermazione secondo cui Microsoft ha mancato l’onda dell’AI, esattamente come in passato avrebbe perso il treno di internet e del mobile, ripetendo gli stessi schemi organizzativi e strategici. Secondo lui, le tensioni interne che oggi emergono su Copilot e sull’AI non sono incidenti isolati, ma il sintomo di problemi strutturali nel modo in cui l’azienda affronta i grandi cambiamenti tecnologici.
Copilot e un’adozione utente drammaticamente bassa

Il cuore della critica riguarda l’adozione reale di Microsoft Copilot, il prodotto di punta su cui Redmond ha costruito il suo racconto di “nuova era AI” per Windows 11, Microsoft 365 e GitHub. A fronte di una base di circa 450 milioni di utenti Microsoft 365, solo una piccola frazione – intorno al 3,3% – avrebbe una licenza Copilot a pagamento, mentre oltre il 96% degli utenti rifiuterebbe di fatto le funzioni premium di intelligenza artificiale.
Ancora più critico, secondo Velloso, è il dato d’uso: meno del 3% degli utenti paganti userebbe Copilot in modo realmente attivo, nonostante l’assistente sia stato inserito ovunque, dalla barra delle applicazioni di Windows 11 alla suite Office. Questo significa che, a fronte di una spesa stimata nell’ordine di decine di miliardi di dollari a trimestre per l’AI, Microsoft non starebbe ottenendo un ritorno proporzionato in termini di valore percepito e di coinvolgimento quotidiano degli utenti.
Bing, NPUs e funzionalità AI senza un vero caso d’uso
Velloso sottolinea che la grande scommessa su Bing come vetrina dell’AI non ha portato neppure a un singolo punto percentuale di guadagno nella quota di mercato della ricerca rispetto a Google, nonostante l’enfasi di marketing e le funzioni generative integrate. Per lui questo è un segnale che l’innovazione mostrata nei keynote non coincide con l’uso reale delle persone, che continuano a preferire gli strumenti abituali.
In parallelo, Microsoft ha spinto i partner OEM a dotare i portatili di Neural Processing Units per abilitare funzioni AI avanzate in Windows 11. Tuttavia, secondo Velloso, i produttori hanno investito pesantemente in questi chip per poi scoprire che nessuno li considera davvero determinanti, perché in Windows e Office non è stato costruito un singolo caso d’uso di grande valore percepito dall’utente finale.
GitHub in affanno, costi in salita e pressione degli azionisti
L’ex VP punta il dito anche su GitHub, che sulla carta dovrebbe essere il cuore della rivoluzione dell’AI applicata allo sviluppo software. Invece, segnala che l’affidabilità del servizio sarebbe scesa sotto il 90%, mentre i costi operativi continuano a salire, un mix che spinge inevitabilmente gli azionisti a interrogarsi sulla sostenibilità della strategia AI attuale.
Davanti a queste criticità – bassa adozione di Copilot, NPUs sottoutilizzate, GitHub in difficoltà e spese gigantesche – Velloso sostiene che Microsoft è stata costretta a tornare ad ascoltare davvero gli utenti, cosa che non accadeva con questa intensità da anni. Da qui l’immagine della necessità di un “factory reset” interno, cioè di una revisione radicale di processi, priorità e prodotti, più che di un semplice aggiustamento graduale.
Uscite eccellenti, polemica pubblica e il paragone con internet e mobile
Il clima di frizione interna, secondo l’articolo, si riflette anche in una serie di uscite di dirigenti di alto profilo, tra cui la storica responsabile della Developer Division, Julia Liuson, dopo oltre tre decenni in azienda. Velloso interpreta queste partenze e diverse riassegnazioni ai vertici – Xbox, GitHub, infrastruttura AI, Teams, OneNote – come segnali di una fase di turbolenza profonda, non di semplice turnover fisiologico.
Frank X. Shaw, capo della comunicazione di Microsoft, è intervenuto pubblicamente per difendere i manager in uscita, accusando Velloso di dipingere normali pensionamenti e riorganizzazioni con una cornice eccessivamente negativa. L’ex dirigente ha risposto richiamando anche la differenza di performance azionaria: da quando è passato da Microsoft a Google, il titolo del colosso di Mountain View sarebbe cresciuto molto più rapidamente, mentre Microsoft sarebbe rimasta di fatto stagnante, segnale che il mercato comincia a scontare i limiti dell’attuale strategia sull’AI.
OpenAI “taglia il mediatore” ed entra nel terreno di Microsoft
Un passaggio chiave riguarda il rapporto con OpenAI, partner centrale di Microsoft per la generative AI ma sempre più anche potenziale concorrente nel mondo enterprise. L’articolo cita il lancio della OpenAI Deployment Company, una nuova unità con diversi miliardi di dollari di investimenti e decine di ingegneri “sul campo” dedicati a lavorare direttamente con le grandi aziende per costruire soluzioni AI su misura.
Questa strategia ricalca il vecchio modello di consulenza enterprise di Microsoft, basato su eserciti di tecnici e consulenti che negli anni hanno consolidato il rapporto con le corporate traducendo i loro obiettivi di business in soluzioni tecnologiche concrete. Se OpenAI e altri attori AI replicano questo schema, posizionandosi direttamente nel livello dei servizi più remunerativo, Microsoft rischia di essere relegata al ruolo di infrastruttura cloud, vedendo erodere uno dei suoi pilastri storici di ricavi.
Un colosso che non sta morendo: un moat ancora enorme
Nonostante le critiche molto dure, Velloso respinge la narrativa secondo cui l’AI starebbe “uccidendo” Microsoft o riportandola ai momenti peggiori della sua storia. Al contrario, afferma che l’azienda non sta morendo e ricorda quante volte sia riuscita a risollevarsi da fasi difficili nel corso dei decenni.
Il punto, secondo lui, è che rimpiazzare completamente il software legacy enterprise è estremamente complesso anche per le startup AI più aggressive. Milioni di aziende dipendono da Active Directory, Azure, Office e Windows, e integrare nuovi agenti e sistemi generativi in questi ambienti richiede una rete di distribuzione e integrazione che solo Microsoft ha costruito su scala globale, motivo per cui il suo vantaggio competitivo viene definito ancora oggi sostanzialmente inespugnabile nel medio periodo.
Un “factory reset” che riporta al centro qualità, performance e feedback

L’articolo collega questa crisi a diverse novità di Windows 11, interpretandole come segnali concreti del cambio di rotta. Il ritorno di funzioni richieste da anni, come la taskbar spostabile e il menu Start ridimensionabile, viene letto come il risultato di una maggiore attenzione al feedback degli utenti dopo un lungo periodo di disallineamento.
In parallelo, Microsoft starebbe smantellando molte web app lente basate su wrapper e riportando le applicazioni di sistema a un livello di performance più vicino al nativo, alzando al contempo gli standard di qualità dei driver e della piattaforma. Il messaggio di fondo è che non si può costruire il futuro dell’AI su fondamenta fragili: se sistema operativo e app di base non sono percepiti come solidi, gli utenti non saranno disposti a pagare per layer avanzati di intelligenza artificiale.
Prospettive e nodo culturale
Nel quadro tracciato da Mat Velloso, Microsoft vive una contraddizione profonda: da un lato spende enormi risorse e si presenta come leader dell’AI, dall’altro fatica a convincere utenti e aziende a usare e pagare davvero per Copilot e per le nuove funzioni intelligenti. Allo stesso tempo, la minaccia di partner come OpenAI, che presidiano direttamente il rapporto con i grandi clienti, e i segnali di malcontento interno mostrano che la partita sull’AI si gioca non solo sui modelli, ma soprattutto su esecuzione, prodotto e cultura aziendale.
In questo contesto, il “factory reset” evocato dall’ex consigliere di Nadella appare come una chiamata a ripensare in profondità priorità e modo di lavorare, sfruttando la forza del moat storico – Windows, Office, Azure – per costruire prodotti AI che le persone vogliano davvero usare, e non solo subire come imposizioni dall’alto. Solo se riuscirà a trasformare la propria presa sull’enterprise in valore concreto e quotidiano per gli utenti finali, Microsoft potrà dire di aver finalmente cavalcato – e non mancato di nuovo – l’onda dell’intelligenza artificiale.
Potrebbe piacerti
