Wired

Il comunicato sindacale non lascia nessun dubbio su un fatto: Wired italia è morto! Inutile dire che la versione cartacea della rivista, secondo la decisione dell’editore Condé Nast, si è trasformata da mensile a semestrale ed è anche inutile dire che la versione online seppur continuando ad esistere possa scalfire quello che in realtà è a tutti gli effetti una fine di un progetto.

Se uno dei più grandi editori al mondo come Condé Nast ha deciso di chiudere baracca e burattini lasciando una redazione ridotta del 50% con in pratica solo la versione online della rivista in vita, vuol dire che ancora una volta in Italia innovazione non va d’accordo con business. Certo il lungo grande declino della carta è inesorabile ed scommettere su una rivista in questi periodi è certo un azzardo, ma è anche vero che la velocità dei cambiamenti è talmente elevata che forse una rivista di tecnologia e futuro non trova posto nel panorama Italiano delle riviste che ormai sono ridotte al lumicino e che vedono protagonisti periodici che parlano ad un pubblico certamente non connesso, praticamente il contrario di Wired

A quanto pare collegare l’incollegabile è una vera chimera e sopravvivere di fronte ad un declino di lettori che man mano perdono di affezione non nella lettura ma nella voglia di correre in edicola, spendere soldi o sottoscrivere abbonamenti. Da sempre dico che la crisi dell’editoria non è solamente legata ad una capacità di spesa modesta degli utenti ma è piuttosto una disaffezione generale verso la lettura, in tutti i sensi, soprattutto quello di tipo giornaliero e periodico

Il mio rapporto con Wired è iniziato molto prima del suo debutto in Italia. E’ iniziato con l’originale rivista americana recuperata qua e la da edicole più o meno fornite e, meglio, da riforniti store come il Mondadori a Milano. Per questo motivo il suo arrivo in Italia è stato per me un colpo di fulmine anche se non improvviso, una conseguenza di quanto atteso da tempo, forse troppo.

In ogni caso Wired Italia debutta anche con il mio piccolo sostegno economico, visto che ho comprato e letto ogni singolo numero, e sono diventato abbonato praticamente da subito. E’ l’idea stessa portata avanti dalla rivista che ha ricevuto il sostegno, consigliandolo al mondo, riferendolo ad amici e colleghi e comprandone numeri in più per regalarli.

Ho sostenuto, amato, ammirato la rivista, l’ho vista crescere e francamente ho vissuto il suo declino di qualità in atto già da tempo, partito dall’abbandono di Riccardo Luna e conclusosi in questi giorni.

Continuerò a seguire Wired sul web, dove probabilmente risiede il suo vero habitat, ma tutto non sarà più come prima, perché l’idea di innovazione e di avventura portata avanti in un periodo difficile per la carta e così sostenuto da noi piccoli crociati delle idee muore insieme al suo principio portante che parla di: persone ed idee che cambiano il mondo. Ma forse in un mondo dove tutto deve essere gratuito e dovuto, le idee, solo quelle, oggi non bastano più.

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