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Al momento della sua presentazione al mondo WhatsApp si è subito contraddistinto per degli aspetti fondamentali che gli hanno permesso di diventare il leader indiscusso tra i sistemi di messaggistica istantanea.

Tra questi aspetti ci sono senza dubbio la sua immediatezza di utilizzo che si basa su una registrazione che non passa attraverso un nome account o un indirizzo email, ma semplicemente attraverso il numero telefonico del device su cui è caricato.

Una vera e propria rivoluzione che ha permesso a quest’ultimo di fare un salto generazionale rispetto ai modelli di chat in uso fino a quel momento.

Altro aspetto fondamentale è il fatto di essere stato disponibile, per praticamente tutti i sistemi operativi mobili, già al momento del rilascio allargado cosi di molto il bacino d’utenza. Una situazione in essere che non ha riguardato solo le numeriche ma anche, e forse soprattutto, un cambio di approccio che lo ha reso di fatto una applicazione di default, disponibile per tutti, da subito.

Nel suo crescere WhatsApp si è sempre voluto contraddistinguere perchè indipendente e non legato a nessuna forma pubblicitaria (anche dopo la famosa acquisizione di Facebook), chiedendo in cambio un canone da pagare annualmente dopo il primo anno gratuito.

Questo sistema di provvigionamento finanziario, ad essere sinceri, non è mai piaciuto agli utenti che molto spesso, soprattutto in Paesi come l’Italia, si sono ritrovati senza la possibilità di effettuare un pagamento a causa della mancanza di utilizzo di un sistema elettronico di pagamento.

Dal canone al Big Data

Una politica legata al canone annuale che sembra ora cambiare, stando alle parole del suo fondatore Jan Koum, abbacciando cosi la totale gratuità del servizio con un cambio di rotta che mette da parte forse l’indipendenza della piattaforma.

Passando da un canone annuale (anche se di soli 89 centesimi all’anno) ad uno gratuito la volontà di riguadagnare terreno da parte di WhatsApp è chiara, perchè se la sua leadership rimane indiscussa, altri client come Telegram, BBM e lo stesso Messenger sembrano in crescita costante.

E’ chiaro che l’aspetto della reperibilità dei capitali diventa ora al centro del progetto finanziario, con Facebook dietro le quinte a supportare il tutto ma con un futuro che sembra ora abbracciare il mondo dei Big Data mettendo cosi l’utente ancora una volta al centro di tutto, con i messaggi che diventano numeri, con i numeri che diventano ancora una volta strumenti di vendita.

Se l’eventuale apertura della piattaforma ai Big Data non è sempre da considerarsi come aspetto negativo, è però necessario che questo cambio di rotta venga ben spiegato all’utente.
Sempre se questa sarà la volontà della piattaforma.

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